Psico-nani alla Riscossa
2008.06.24
Siccome a quanto pare la
corruzione del Sig. Berlusconi e' datata almeno dal 1990, the psycho-midget
ha fatto dozzine di tentativi per scappottarsi quella dozzina di processi
che lo hanno accompagnato sin dall'inizio.
E' impossibile che sia sempre innocente, e' impossibile che sia sempre
colpa di fantomatiche "toghe rosse" a cui non crede manco Pollicino. Tutta
le sue manovre sono improntate ad evitare processi e condanne.
Ma lascio la parola al Sig. Marco Travaglio, che con le parole se la
cava meglio di me umile ingegnere informatico.
Da L'Unita' di Domenica 22 Giugno 2008.
Berlusconi, 15 Anni di Guerra ai Giudici
Stupisce lo stupore. Ma come: Berlusconi rinuncia a diventare uno statista
per sistemare le sue tv e i suoi processi? Ma non era cambiato? In realta',
in questi 15 anni, tutto e' cambiato tranne lui. Lui non ha mai fatto
mistero di quel che e'. Fin da quando, alla vigilia dell'ingresso in
politica,confido' a Montanelli e Biagi: "Se non entro in politica, finisco
in galera". Infatti da 15 anni, che governi lui o gli "altri", il Parlamento
italiano e' mobilitato per salvarlo dai processi.
Miracolo
Il 1994 si apre con la "discesa in campo per un nuovo miracolo italiano".
Quale miracolo, lo si capisce poche settimane dopo quando, al termine di un
anno di indagini, la Procura di Milano chiede l'arresto di Paolo Berlusconi
per le tangenti al fondo pensioni Cariplo in cambio dell'acquisto di
immobili Edilnord invenduti, e di Marcello Dell'Utri per i fondi neri di
Publitalia. Una fuga di notizie del Tg5 salva Dell'Utri dalle manette, mentre
Paolo finisce dentro e confessa. Intanto il Cavaliere, che sui giudici dice
il contrario di cio' che pensa per non urtare gli elettori, tutti schierati
col pool Mani Pulite, vince le elezioni e forma il suo primo governo. Tenta,
invano, di avere come ministri i due uomini simbolo del Pool, Di Pietro e
Davigo, rispettivamente all'Interno e alla Giustizia. Scalfaro gli impedisce
di nominare Guardasigilli Cesare Previti, che slitta alla Difesa. In via
Arenula arriva Alfredo Biondi. Poi un sottufficiale della Guardia di Finanza
denuncia il suo capo: gli ha offerto una quota di una mazzetta appena pagata
dalla Fininvest per ammorbidire una verifica fiscale.
Decreto Biondi
E' lo scandalo delle mazzette alle Fiamme Gialle: coinvolti un centinaio
di militari e 500 aziende, tre delle quali appartengono al nuovo premier.
L‘ufficiale pagatore del Biscione e' il dirigente Salvatore Sciascia, che sta
per essere arrestato insieme a colui che, a suo dire, gli ha dato i soldi e
l'autorizzazione a pagare: Paolo Berlusconi. Per i due e' pronta la richiesta
di cattura. E c'e' il rischio che, in carcere, confessino la verita'. Silvio,
da Palazzo Chigi, commissiona in fretta e furia a Biondi un decreto per
vietare la custodia cautelare in carcere per vari reati, compresi quelli
contro la pubblica amministrazione. Corruzione compresa. E' il primo
Salvaladri, che fa uscire circa 3 mila detenuti in tre giorni. E soprattutto
non fa entrare Paolo e Sciascia. Poi, a furor di popolo, Bossi e Fini non
ancora ridotti a maggiordomi impongono il ritiro della porcata. Paolo e
Sciascia finiscono in manette e confessano.Poi si scopre che il consulente
Fininvest Massimo Maria Berruti ha depistato le indagini subito dopo un
incontro a Palazzo Chigi col premier. Che, il 21 novembre, riceve il suo
primo invito a comparire. Lui si adopera con ispezioni ministeriali e ricatti
per propiziare le dimissioni di Di Pietro e il 6 dicembre le ottiene. Due
settimane dopo, Bossi rovescia in polemica con la riforma delle pensioni.
L'inciucio
Il Cavaliere passa all'opposizione del governo Dini, anche se e' pappa e
ciccia col nuovo Guardasigilli Filippo Mancuso, che perseguita con attacchi
e ispezioni le Procure di Milano e Palermo (qui si indaga su Berlusconi e
Dell'Utri per mafia e riciclaggio). E ottiene la prima controriforma
bipartisan della giustizia:quella che rende piu' difficile la custodia
cautelare per i colletti bianchi. Nel marzo ‘96, scandalo "toghe sporche":
indagati e/o arrestati alcuni magistrati romani, corrotti dagli avvocati
Fininvest Previti e Pacifico, in seguito alle rivelazioni di Stefania Ariosto
al pm Ilda Boccassini. Berlusconi e' indagato come uno dei mandanti. Un mese
dopo Prodi vince le elezioni e inaugura il quinquennio dell'Ulivo.Ma sulla
giustizia Berlusconi continua a vincere anche se ha perso, grazie all'Ulivo
che gliele da' tutte vinte. Essendo indagato a Milano per corruzione dei
giudici e della Finanza, per le tangenti a Craxi tramite All Iberian, per i
fondi neri nell'acquisto del calciatore Lentini e dei terreni di Macherio,
oltreche' indagato per mafia e riciclaggio a Palermo, attacca quotidianamente
le Procure e anche Di Pietro, fino a quel momento risparmiato nella speranza
che aderisse a Forza Italia. L'ex pm viene denunciato e indagato piu' volte
a Brescia, dove anche gli altri pm milanesi devono difendersi dalle accuse
del Cavaliere, che li fa incriminare addirittura per "attentato a organo
costituzionale". Una specie di colpo di Stato.
Leggi ad personas
Intanto in Parlamento le leggi "ad personas" ammazza-toghe e
salva-imputati si susseguono a getto continuo, sempre votate da maggioranze
bulgare quanto trasversali, in parallelo alla Bicamerale, dove il lottatore
continuo Marco Boato prepara bozze su bozze che mettono la magistratura al
guinzaglio del potere politico. La bozza finale viene votata da tutti i
partiti, eccetto Rifondazione. Poi, sul piu' bello, il Caimano fa saltare il
banco perche' ormai ha ottenuto tutto quel che voleva: nel frattempo, infatti,
sono passate coi voti anche dell'Ulivo quasi tutte le leggi contenute nel
programma della Giustizia del Polo, scritto da Previti nel '96 e bocciato
dagli elettori. Il nuovo articolo 513 Cpp cambia le regole dei processi a
partita in corso e costringe i giudici a ripartire daccapo: prescrizione
garantita a centinaia d'imputati di Tangentopoli. La Consulta lo dichiara
incostituzionale e destra e sinistra, a tempo di record, lo conficcano nella
Costituzione (articolo 111, il cosiddetto "giusto processo"). Seguono la
depenalizzazione dell' abuso d'ufficio non patrimoniale, la legge
imbavaglia-pentiti, il patteggiamento in Cassazione e la depenalizzazione
dell'uso di false fatture (per risparmiare il carcere a Dell'Utri, condannato
in appello a 3 anni e 2 mesi per false fatture), il no delle Camere all'arresto
di Previti e Dell'Utri e cosi' via. Incassato tutto l'incassabile, nel 2001
Berlusconi stravince e torna al potere.
Leggi ad personam
Ormai,da salvare dai processi, sono rimasti solo il premier e il fido
Previti: per loro la giustizia-lumaca all'italiana e' ancora troppo efficiente
e spedita. Dunque, per tutta la legislatura, si lavora per paralizzarla
definitivamente. Appena rientrato a Palazzo Chigi, Berlusconi scatena subito
i suoi onorevoli avvocati,Pecorella e Ghedini, e i suoi giannizzeri,
Dell'Utri e Guzzanti, con una legge che si propone di cestinare tutte le
prove trasmesse per rogatoria dalle magistrature straniere. Per esempio, le
carte che dimostrano i passaggi di denaro estero su estero dalle sue aziende
ai conti di Previti a quelli di alcuni giudici romani. Recitando un copione
stilato da Pio Pompa, lo spione preferito dal comandante del Sismi Niccolo'
Pollari, che raccoglie schedature su magistrati, politici e giornalisti
"rossi", il Cavaliere denuncia un complotto planetario dell'"Internazionale
delle toghe rosse". La Svizzera, per protesta, blocca la ratifica del
trattato sulle rogatorie con l'Italia. I giudici di tutta Europa insorgono.
Per fortuna la legge e' scritta coi piedi e non verra' mai applicata da nessun
tribunale: contrasta con le prassi e con una mezza dozzina di convenzioni
internazionali, che prevalgono sulle norme ordinarie. Intanto Tremonti
escogita lo "scudo fiscale" per il rientro anonimo dei capitali illegalmente
accumulati ed esportati all'estero. Nel gennaio 2002, il ministro Castelli
tenta di trasferire il giudice Brambilla per far saltare il processo Sme.
Il governo leva la scorta a vari magistrati, tra cui Greco e la Boccassini.
E abolisce di fatto il reato di falso in bilancio, per cui il premier e'
imputato in 5 processi: saranno tutti chiusi con la prescrizione o con la
formula "il fatto non e' piu' reato". In marzo chiede il trasferimento dei
processi a Brescia: il Tribunale di Milano e' infestato di toghe rosse e
condizionato dai girotondi. Per propiziare il grande trasloco, vara a tappe
forzate la legge Cirami che reintroduce il "legittimo sospetto". Ma nel
gennaio 2003 la Cassazione lascia i processi dove sono: i giudici milanesi
sono imparziali. Allora il premier che sta per diventare per 6 mesi presidente
di turno dell'Ue, impone il lodo Maccanico-Schifani: uno scudo spaziale che
rende le 5 alte cariche dello Stato invulnerabili da ogni processo per ogni
reato, anche comune, anche commesso prima di assumere l'incarico. C'e' anche
la norma Boato, che vieta ai giudici di usare le intercettazioni in cui
compare anche indirettamente la voce di un parlamentare senza il permesso
del Parlamento.
Toghe matte
Per evitare che la sentenza Sme-Ariosto arrivi prima del Lodo, il premier
fa saltare le udienze inventando svariati "impedimenti istituzionali" e
ricusando continuamente i suoi giudici (14 volte in tutto, tra lui e Previti).
Ad abundantiam, spiega che i magistrati sono "antropologicamente diversi dal
resto della razza umana",perche' "se fai quel mestiere devi essere matto".
Nel gennaio 2004 la Consulta dichiara incostituzionale anche il Lodo e il
processo Sme al Cavaliere ricomincia.Allora passa la legge per accorciare
la prescrizione dei suoi reati e, per estensione, anche per quelli degli
altri: si chiama ex-Cirielli perche' il promotore Edmondo Cirielli di An,
visto come gliel' hanno stravolta, la sconfessa e non si trova nessuno che
voglia darle il proprio nome. Prescritto in primo grado per la tangente al
giudice Squillante, Silvio teme la condanna in appello: l'apposito Pecorella
abolisce l'appello per le sentenze di proscioglimento.Le condanne invece
restano appellabili. Ciampi respinge la legge: incostituzionale. Il premier
la rifa' uguale e la Consulta la cancella.
Coa(li)zione a ripetere
Nel 2006, come sempre dopo aver governato, Berlusconi perde le elezioni.
Ma sulla Giustizia rivince anche se ha perso. L'Unione gli regala subito un
indulto extra-large di 3 anni per salvare Previti dagli arresti domiciliari.
E gli attacchi ai giudici diventano pane quotidiano anche della sinistra,
che crocifigge Clementina Forleo e Luigi de Magistris, rei di aver messo il
naso in troppi malaffari trasversali. Cosi', nel 2008, Lazzaro risorge e
torna a Palazzo Chigi per la terza volta. E per la terza volta si occupa dei
suoi processi. Taglia le intercettazioni. Abolisce la cronaca giudiziaria.
Sospende almeno 100 mila processi per sospendere il processo Mills, in attesa
di varare il Lodo Schifani-bis e rendersi di nuovo invulnerabile. Chi
l'avrebbe mai detto.
-- Marco Travaglio