Caro direttore,
quando tutta la stampa (Unita' compresa), tutte le tv e persino
alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioe' che l'altroieri in Piazza
Navona due comici (
Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista
(
il sottoscritto) avrebbero
"insultato" e addirittura "vilipeso"
il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione e'
inevitabile:
mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho
sentito alcune cose - le piu' gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me
stesso? Poi ho controllato direttamente sui
video, tutti disponibili su
YouTube e sui siti di vari giornali, e sono spiacente di comunicarti che
nulla di cio' che e' stato scritto e detto da tv e giornali (Unita' compresa)
e' realmente accaduto: nessuno ha insultato ne' vilipeso Giorgio Napolitano
ne' Benedetto XVI.
Nessuno ha "rovinato una bella piazza". E' stata,
come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo,
sia per la folla, sia per la qualita' degli interventi (escluso ovviamente
il mio).
Per la prima volta
si sono fuse in una cinque piazze che
finora si erano soltanto sfiorate: quella di
Di Pietro, quella di
molti
elettori del Pd, quella della
sinistra cosiddetta
radicale, quella dei
girotondi e quella dei
grillini, non
sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma e'
stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee,
linguaggi, culture, sensibilita', mestieri diversi, uniti da un solo
obiettivo.
Cacciare il Caimano. Le prese di distanza e i distinguo
interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un
prodotto
autoreferenziale del Palazzo (chi fa politica deve tener conto degli
alleati, delle opportunita', degli elettori, di cui per fortuna gli artisti
e i giornalisti, essendo "impolitici", possono tranquillamente
infischiarsi).
La gente invece ha applaudito Grillo e Sabina come
Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores
e gli altri oratori, ma anche i politici delle piu' varie provenienze venuti
a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittorii, visto che gli
applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio.
Era chiaro a tutti
che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia,
compresi ovviamente quanti non gli si oppongono.
Come mai allora
questa percezione non e' emersa, nemmeno nei commenti delle persone piu'
vicine, come per esempio te e Furio?
Io temo che viviamo tutti nel Truman
Show inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti
(anche mentali) sempre piu' assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno
rendercene conto, a
rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra
liberta'. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile,
cio' che qualche anno fa era normale e lo e' tuttora nel resto del mondo
libero (dove tra l'altro, a parte lo Zimbabwe, non c'e' nulla di simile al
governo Al Tappone).
In Italia l'elenco delle cose che non si possono
dire si allunga di giorno in giorno. Negli Stati Uniti, qualche anno fa,
usci' senz'alcuno scandalo un libro di
Michael Moore dal titolo
"
Stupid White Man" (pubblicato in Italia da Mondadori…), tutto
dedicato alle non eccelse qualita' intellettive del presidente Bush. Da
dieci anni l'ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che e' stata
chiamata la "sala orale".
In Francia, la tv pubblica ha trasmesso un
programma satirico in cui un attore, parodiando il film "Pulp Fiction" in
"Peuple fiction", irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa
sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra.
A nessuno e' mai venuto in mente di parlare di "antibushismo", di
"anticlintonismo", di "antichirachismo", di "insulti alla Casa Bianca" o di
"vilipendio all'Eliseo".
Tanto piu' alta e' la poltrona su cui siede il
politico, tanto piu' ampio e' il diritto di critica e di satira e anche di
attacco personale.
Quelli che son risuonati l'altroieri in piazza Navona non erano
"insulti". Erano critiche.
Grillo, insolitamente moderato e perfino
affettuoso, ha detto che "a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come
Morfeo e firma tutto", compreso il
via libera al lodo Alfano che
crea una "banda dei quattro" con licenza di delinquere. Ha sostenuto che
Pertini, Scalfaro e Ciampi non l'avrebbero mai firmato (sui primi due ha
ragione: non su Ciampi, che firmo' il lodo Schifani). E ha ricordato che
l'altro giorno,
mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza, il
presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella,
reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per
truffa alla regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che
possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi.
Io, in tre parole tre, ho descritto
la vergognosa legge Berlusconi
che istituisce un' "aggravante razziale" e dunque incostituzionale,
punendo - per lo stesso reato - gli immigrati irregolari piu' severamente
degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l'abbia
firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica.
Veltroni sostiene che io avrei "insultato" anche lui, e che "non e' la
prima volta". Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un
paio di citazioni appena: per il resto la cronistoria puntuale dell'ennesima
resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi - come dice Furio
Colombo - "
confonde il dialogo con i suoi monologhi". Sono altri
dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non e'
ne'
insulto ne' vilipendio. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche
legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di
pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure
la liberta' di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri,
s'e' ridotta a liberta' di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella
c'e' anche nelle dittature.
E' la liberta' di critica che contraddistingue
le democrazie. Se poi a esercitarla su temi quali la laicita', gli
infortuni sul lavoro, l'ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il
precariato, la legalita', la liberta' d'informazione sono piu' i comici che
i politici, questa non e' certo colpa dei comici.
Poi c'e' Sabina. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha
usato fino in fondo il
privilegio della satira, che le consente di
chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del
politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in
italiano, con le parole piu' appropriate, quel che emerge da decine di
cronache di giornale sulle
presunte telefonate di una signorina dedita
ad antichissime attivita' con l'attuale premier, che poi l'ha promossa
ministra. Enrico Fierro ha raccolto l'altro giorno, sull'Unita', i
pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica
al Corriere, dal Riformatorio financo al Giornale, han raccontato quelle
presunte chiamate (con la "m"). Ci voleva un quotidiano argentino, il
Clarin,
per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia:
"pompini", naturalmente di Stato.
Quello di Sabina e' stato un
capolavoro di invettiva satirica,
urticante e spiazzante come dev'essere un'invettiva satirica, senza
mediazioni artistiche ne' perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano
"vergogna" non possono sapere che gia' nell'antica Atene,
Aristofane
era solito far interrompere le sue commedie con una "parabasi", cioe' con
un'invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del
commediografo, dicendo la sua sui problemi della citta'. Anche questa e'
satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si
dira': ma Sabina ha pure mandato
il papa all'inferno. Posso garantire
che, diversamente da me, lei all'inferno non crede. Quella era un'incursione
artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da
Dante Alighieri. Il quale spedi' anticipatamente all'inferno il
pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva piu' o meno per le
stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le
continue
intromissioni del Vaticano nella politica. Anche Dante era girotondino?
Il fatto e' che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico
aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse:
demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle
istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere. Qualunque cosa
fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e
abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era
venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi,
per fortuna, a ristabilire la verita' sono arrivati i
commenti schiumanti
di Al Tappone e di tutto il centrodestra: tutti inferociti perche' la
manifestazione spazza via le tentazioni di un'opposizione piu' morbida o
addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedi' sera, a Primo
Piano, due direttori della sinistra "che vince",
Polito e Sansonetti,
proclamavano in stereo: "Chi se ne frega del lodo Alfano"). La prova migliore
del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia e'
perfettamente riuscita.
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Marco Travaglio